Giocare è il primo passo per creare una grammatica condivisa tra le persone e renderle comunità! Lo si fa attraverso l’invenzione, la sperimentazione e così l’affermazione o la rivoluzione delle regole che ci si dà per poter giocare. Questa grammatica è necessaria ai gruppi di persone per poter parlare tra loro, Raccontarsi e accedere, se si vuole, anche al Rito.
Firmo questo manifesto perché vorrei che il gioco fosse un’attività socialmente riconosciuta a tutti i livelli (scuola, politica, sanità, carceri, inclusione culturale).
Sono un artista teatrante di arte transitiva, tutta quell’arte che si forma e perfoma nel momento in cui un pubblico interagisce direttamente o potenzialmente, con l’opera. Questo tipo di arte prende più definizione e potenza nel momento in cui c’è una comunità ad interagire con l’opera o l’operazione. Da anni utilizzo il gioco come unico potente strumento, popolare, riconoscibile, trasversale e attuabile nelle infinite forme delle culture umane, per la creazione delle comunità temporanee, come “il pubblico” di teatro. Attraverso il gioco e la condivisione della grammatica che ne scaturisce posso sostenere racconti più necessari alla neo-comunità e in alcuni casi accedere anche al rito collettivo.
